Testi critici

Saranno stati i muri delle tante presenze storiche e illustri della terra di Almenno?
Quelli delle chiese di San Giorgio e di San Nicola o quelli della rotonda di San Tomè e della Madonna del Castello, o quelli meno nobili dei cascinali? Muri in mattoni, in pietra, in borlanti? Intonacati o no, corrosi dal tempo e dalle intemperie; dalle incurie e dalle aggressioni testimoniate dalle crepe, dagli stacchi, dai rappezzi, dai materiali diversi che testimoniano il declino delle originali strutture? La loro consunzione? Oppure saranno stati i resti delle antiche pitture presenti in molti deimonumenti prima citati, non meglio conservati, ma con porzioni significative di campiture sopravvissute, di altre strappate, di sinopie, di intonachini, che formano tessiture intriganti, curiose, preziose per la matericità, per i segni, per i tanti misteri o informazioni che custodiscono? Per ciò che dicono e non dicono?

Mi piace pensare che siano state proprio queste presenze, più che la natura, generosa anch’essa con la terra di Almenno: di colori, di vegetazioni, di albe e tramonti, a sprigionare in Albergoni le spinte a cimentarsi nell’ardua strada dell’arte.
Solo questi o altri stimoli? Anche quelli dei temi e dei linguaggi di alcuni maestri del novecento, amati a prima vista, influenzato per affinità di sentire e di intendere, di metabolizzare. Forse niente di tutto questo o forse proprio tutto questo. Restano le opere a riprova del percorso d’arte intrapreso, che rimanda, almeno secondo chi scrive, a questi riferimenti. Come diversamente pensare ai materiali impiegati per gli impasti, per gli accostamenti, per i cromatismi: ora soffusi, ora evidenti; provocatori, inusitati e inaspettabili? Ma anche le campiture, le velature e gli effetti a luce radente. Ma anche le ferite inferte alla materia talvolta con disinvolta ironia, talvolta con inquietante drammaticità. Quasi sempre con malcelato controllo dei campi definiti prevalentemente da geometrie di mondriana memoria, ma anche da sagome e da ritagli ricurvi e sinuosi a rafforzare gli effetti plastici delle superfici.

A esperimentare nuove ipotesi. Volute di chiaroscuri. Alchimie giocate su racconti tonali o su colori sgargianti, inusitati, talvolta persino violenti. Tela, carta da imballaggio, compensato, pittura ad olio, catrame, sacco, e ancora cocciopesto e miscele granitiche, per impasti sugosi e stesure a piene mani, grasse. In piena libertà, ad esprimere un sentire fatto di passione, di umanità e di lunghezze d’onde sensibili, di entusiasmi sopiti e ora maturi; a testimoniare una ricerca in corso, con radici in percorsi già sperimentati da altri e ai quali rimandare con citazioni evidenti e disinvolte, perciò ancor più ardua e apprezzabile, protesa verso la definizione di una propria più autentica identità della quale Albergoni propone temi e intendimenti e promette prossimi, interessanti traguardi.

Luglio 2006

Cesare Rota Nodari

 

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Avendo ‘da sempre pensato alla pittura’ – come dichiara egli stesso -, Giuseppe Albergoni lavora a lungo come grafico, dedicandosi a tempo pieno alla produzione artistica solo a partire dal 2005.
La sua è una pittura fatta di superficie, di colore e di materia che si sostanzia in una resa compositiva di geometrie astratte, percorrendo itinerari dell’immaginario frutto della sua esistenza: una pittura che nasce da una ricerca personale, intima e psicologica, ancorata saldamente al ‘lavoro’ e alla terra, da cui trae ispirazione, forza e risorse.
Autodidatta, orienta da subito il suo lavoro verso una dimensione esistenziale traducendo l’urgenza dell’espressione nella sperimentazione polimaterica, svincolata dal pregiudizio naturalistico e realistico, ancorché frenata dal controllo delle geometrie dell’impaginato.
Le superficie, i campi, le colorazioni e le consistenze, accostate, sovrapposte, interferite, diventano quasi memoria e rievocazione di condizioni interiori, acquisendo vita propria e autonoma come corrispettivo di quella interiore dell’artista.
I suoi lavori, sul registro dichiarato di una rivisitazione dell’informale segnico, evocano ‘pareti’, ‘muri’ e ‘pavimenti’, riecheggiando macrofigurazioni amplificate di dettagli tratti dal libro del suo ambiente; privilegiano il formato medio-piccolo e utilizzano una gamma estesa e sempre variabile di tecniche, cromie e supporti: materie dense – oli, catrame, cocciopesto, gomme -, impasti colorati – tempere,vetro, polveri metalliche, pietre -, tele, reti, sacchi e compensato.
I lavori del 2006 sono esempi di dipinti in cui i nuclei cromatici accentuano i contrasti reciproci giocando su variazioni chiaroscurali o su rapporti timbrici opposti, anche violenti, e inusitati: dalla luce estrema e assoluta del bianco, alla presenza dei verdi, evocativi e emozionali, al ripetersi della gamma dei rossi, astratti e dominanti. Il colore si conforma e si arricchisce poi nella densità delle materie, per realizzare le quali Albergoni si avvale dei metodi più svariati: mescola la sabbia al colore ad olio, amalgama miscele granitiche con le colle, impasta pigmenti e ghiaia con cemento e gomma.
Più recenti sono i quadri in cui la riflessione sembra aprirsi a nuove prospettive di ricerca, in cui l’affanno espressivo lascia spazio alla pausa, la dilatazione della superficie diventa spazio del silenzio e la prevalenza dei vuoti prelude ad un’idea di profondità, in cui le superficie cromatiche si liberano dal controllo geometrico delle griglie astratte dei primi lavori.
Alla ricerca di uno stile personale, Albergoni ha iniziato per proiezione autobiografica e in autonomia un percorso quasi ostinato, ma solo apparentemente lontano dalle tendenze della contemporaneità: proprio oggi che la tecnologia offre potenzialità espressive in costante crescita, si assiste infatti ad una sorta di diffuso rifiuto delle ‘modernità’ e ad un recupero quasi archeologico di tecniche tradizionali. Stendere i segni, calibrare gli spessori, definire le campiture, bilanciare le composizioni, generare visioni ritmiche facendo riaffiorare morfemi visti o ricordati può allora rivelarsi atto creativo, ancorché individuale, e testimonianza ‘moderna’, poiché esprime valori attuali, che si insinua nella frattura del nostro tempo, e dà voce all’enorme discrepanza tra l’essere nel mondo e la velocità di internet.

Ottobre 2007

Manuela Bandini

 

 

Una Risposta a “Testi critici”

  1. Maria Teresa Sorzi Dice:

    Ciao Giuseppe…ma sei proprio tu?…complimenti per le tue opere,ti ho trovato per caso…non sapevo della tua passione per la pittura.ciao Maria Teresa.

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